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Salute

Mobbing: siete Infermieri perseguitati o semplicemente in burnout?

Vi sentite stressati? Sul lavoro pensate che i colleghi ce l’hanno con voi? Provate ansia prima di andare al lavoro? Non vi concentrate sulle “consegne” e cercate di capire da chi difendervi durante il turno?

Niente paura, potreste essere solamente stressati o forse no.

Un paio di secoli fa venne introdotto nel mondo anglosassone il termine “mobbing” per indicare la violenza psicologica subita da alcuni in ambito lavorativo, sociale, politico e professionale in genere.

Solo di recente però è diventato parte integrante della vita di tutti noi, ma spesso abusiamo del termine, camuffando la nostra voglia di non fare nulla o i nostri errori con il tentativo persecutorio di qualche collega.

Accade in ambito sanitario, tra Infermieri, ma anche in tutti gli altri settori.
Medici e psicologi stanno affinando le tecniche e gli studi sull’argomento, ma non tutti hanno prodotto finora risultati apprezzabili, con il pieno rientro in “se stessi” di chi ha subìto “mobbing” o di chi pensa di averlo subìto.

Come difendersi dal mobbing?
Innanzitutto è importante capire, come accennavamo poco fa, se si è realmente di fronte a una situazione che crea stress oppure se si tratta di normali contrasti tra colleghi (facilmente risolvibili con un confronto diretto) oppure se si sia sotto lo schiaffo persecutorio e diffamatorio di qualcuno. La prima cosa da fare in entrambi i casi è agire su se stessi. Infatti, potrebbe trattarsi non di vero “mobbing” ma di propri errori e/o comportamenti sbagliati. Nel caso contrario, badare a sé significa non lasciare spazio al persecutore (più gliene date più se ne prende). Cercate di chiarirvi davanti a uno specchio e poi iniziate a reagire con un atteggiamento più corretto, basato su un giusta comunicazione con chi vi è di fronte.

Sicuri che le critiche nei vostri confronti sono infondate?
È da valutare bene questo aspetto. Spesso ci si rende conto da soli di aver agito in maniera scorretta, anche non volendolo fare. Spesso siamo noi stessi a creare la reazione dell’altro. La vostra disponibilità è piena? Siete cortesi con i colleghi e con i pazienti/familiari? Riuscite a distinguere l’ambito personale da quello professionale? Siete consapevoli che a volte basta un grazie a chi vi aiuta o vi dà dei consigli? E voi state evitando di criticare tanto per farlo? Se vi ritrovate almeno in due/tre di queste domande allora dovete correre ai ripari e migliorare il vostro comportamento in ambito lavorativo e in tutti gli altri ambiti dove vi sentite “oppressi”.

Riuscite a distinguere bene gli aspetti personali da quelli professionali?
Per prima cosa occorre avere sempre fiducia in se stessi. Se commettete uno, due, tre errori non sempre è colpa vostra, ma può essere colpa oggettiva del sistema in cui operate. Chiedetevi se i presidi a vostra disposizione sono adatti alle esigenze del vostro paziente e/o a quelle del personale; verificate che il piano assistenziale è corretto; valutate se l’intervento attuato o da attuare è opportuno; verificate sempre se il collega prima di voi ha commesso i vostri stesso errori e se no, valutate se non ha voluto mettervi in difficoltà o più semplicemente non si è accorto di aver preparato un terreno fertile per futuri errori. Si può essere bravi, si può essere i migliori, si può essere competenti anche quando si sbaglia. Valutate bene tutto prima di prendervela con la vostra incapacità e finire ulteriormente in burnout.

Come rispondere alle critiche del collega?
Mai starsene in silenzio, rispondete sempre alle critiche facendo in modo che anche gli altri ascoltino la vostra posizione; ogni collega pensa con la sua testa; utilizzate un modo pacato di rispondere, senza aggredire, potreste passare per persone negative e magari scatenare discussioni e astii infiniti; alla fine chi meglio si spiega meglio viene compreso; infischiatevene delle critiche negative, prendete spunto da esse e trasformatele in momenti educativi e di proposizione; lavorate al meglio che potete; alla fine sono i risultati che contano e non i bla bla bla; non accusate gli altri per difendervi, non fate le vittime; affrontate sempre pacatamente chi vi fa “mobbing” e se necessario rivolgetevi ai vostri diretti superiori; evitate di entrare nei circuiti perversi delle “chiacchiere morte” ed evitate di cercare complicità per evitare ulteriori momenti di attrito; quando parlate esprimetevi in maniera chiara e assertiva; date il giusto peso alle cose, a volte si ingigantiscono questioni che poi diventano macigni e rotolano, rotolano fino a farci male al cuore e allo spirito; spesso chi vi sta di fronte è solo più stressato di voi.

E se ciò non bastasse? Ricordatevi che siete Infermieri e che chi vi critica può avere bisogno di aiuto.

A questo punto trattate il collega come trattereste un paziente, positivizzate le sue negatività, valutate i suoi bisogni, pianificate interventi da attuare e valutateli periodicamente. Fate la stessa cosa con voi stessi e vedrete che ritornerete a gioire e a ridare la mano e un sorriso ai vostri assistiti!

Nurse24